Al Presidente della Repubblica On. Dr. Giorgio Napolitano
Signor Presidente, il 23 giugno 2009, nella centrale piazza Bellini a Napoli, una studentessa di 26 anni, Maria Luisa Mazzarella , nella circostanza di trovarsi a difendere un proprio amico omosessuale dalle offese e dalle violenze fisiche per opera di un gruppo di coetanei, è stata lei stessa oggetto di un duro atto di violenza verbale e fisica che le ha procurato lesioni su tutto il corpo e l'ha esposta al rischio di perdere addirittura un occhio.
In un contesto sociale in cui si moltiplicano gli atti di violenza dettati dall'odio nei confronti di cittadini con un differente orientamento sessuale e che spesso si consumano nell'indifferenza generale di coloro che vi assistono, il gesto di Maria Luisa assume un innegabile valore non solo simbolico. Ci permettiamo pertanto di chiederLe di valutare la possibilità di concedere a Maria Luisa la medaglia al valor civile per aver messo a rischio la propria stessa vita in difesa di un coetaneo vittima della violenza omofoba.
Confidiamo nella Sua sensibilità in modo che Maria Luisa possa vedersi conferita la massima onorificenza della Repubblica.
Le nostre due squadra modenesi si sono fatte valere al torneo Bolognese edizione 2009 conquistando il gradino più basso del podio nelle categorie B e B-. E con questi trofei si chiude un'annata decisamente positiva in termini di riconoscimenti. Primo posto al torneo di Milano cat. B-, primo posto torneo di Torino cat. B.
Per festeggiare queste ultime due conquiste, e un po tutta l'annata, è stata organizzata una cena al Frozen per martedì 23 giugno dove avremo modo di parlare anche di appuntamenti estivi e dei prossimi tornei a Milano e Firenze.
Il ricorso I giudici veneziani si sono appellati alla Corte Costituzionale, dopo che una coppia di uomini si è vista negare dal Comune la pubblicazione di nozze: “Nuovi bisogni chiedono tutela”, scrivono.
VENEZIA - La società è cambiata e “nuovi bisogni, legati anche all’evoluzione della cultura e della civiltà, chiedono tutela”. Per questo il Tribunale di Venezia ha chiesto alla Corte costituzionale di abolire gli articoli del codice civile che vietano il matrimonio gay. Ora la parola va all’Alta Corte, ma è una vittoria storica per il movimento gay.“Diteci perché non ci possiamo sposare”I giudici di Venezia, infatti, hanno risposto al ricorso di due uomini, che avevano scritto all’Ufficiale di Stato civile del Comune di Venezia per avere la pubblicazione del loro matrimonio, cioè l’atto con cui si certifica che non ci sono impedimenti alle nozze, “pubblicando” l’intenzione degli sposi con l’affissione in Municipio. Il Comune di Venezia l’ha negata e a quel punto la coppia di fidanzati ha fatto ricorso in Tribunale. I giudici lo hanno accettato e hanno sollevato il problema di legittimità alla Corte Costituzionale. Che adesso dovrà decidere se sopprimere gli articoli che impediscono di sposarsi alle coppie omosessuali, limitando i diritti delle persone gay e lesbiche. Tutto è iniziato con il lavoro di un’associazione di legali, la rete Lenford, che protegge i diritti degli omosessuali e che ha promosso la richiesta di pubblicazione da parte delle coppie omo. Il Tribunale di Venezia è stato il primo ad accettare il ricorso. Elena Tebano