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"Speed of life" di Ed Radtke PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Bignardi   
Mercoledì 12 Settembre 2007 00:00


Settimana intensa quella appena passata a Venezia. Il cinema ha fatto il suo grande show, Venezia anche, e poi i veri protagonisti, le decine di migliaia di appassionati in fila per le proiezioni, critici, semplici cinefili, ma anche turisti curiosi per l’evento internazionale, insomma un vero melting pot di bella umanità. Ang Lee, il regista di "Brokeback mountain", porta a casa il Leone d’oro anche quest’anno, e con un film ancora pieno di passione, esteticamente riuscito, emozionante e pieno di scene di sesso esplicito, a rivendicare la centralità del corpo e della sensualità nelle nostre vite. Concetto che la politica dovrebbe mutuare dall’arte.







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Una scena da "Speed of life"
Anche il Queer Lion è stato assegnato, la kermesse gaia veneziana è ufficialmente terminata. Forse non siamo stanchi, ma soddisfatti sì, eccome. Dopo anni di trattative con la Biennale anche l’arte gay è stata riconosciuta in quanto tale: arte, comunicazione di messaggi, di valori, di bellezza, di umanita’ varia. E di varietà umana, di differenze, e soprattutto di come sia ancora difficile farsi portatori di differenze, parla il film che la giuria del Queer Lion Award ha voluto premiare: "The Speed of Life" di Ed Radtke, "per la capacità di raccontare, con partecipazione, la tematica omosessuale attraverso una vicenda, sia pure “fuori campo”, che ricade su tutti i protagonisti della storia, e che mette in luce l’omofobia della società americana degli ultimi trent’anni, prima e dopo Stonewall". Daniel Casagrande, coordinatore delle giuria e promotore del premio insieme con Franco Grillini, ha raccontato a Gaynews che il film ha letteralmente commosso la giuria ed è stato votato all’unanimità. Ci sono serie possibilità che esca in dvd molto presto.
Una menzione speciale "per avere esplicitato la tensione omoerotica dei due protagonisti, già presente nel testo di Anthony Shaffer, attraverso un’attenta scrittura in chiave camp del drammaturgo Harold Pinter", va invece al film "Sleuth" di Kenneth Branagh. Il "premio diverso" è stato differente fino in fondo.


Le tematiche dei film in concorso erano così varie che quella dell’omosessualità in realtà era semplicemente il conettore trasversale per tutte le altre, proprio così com’è nelle vite e nelle storie di tutti noi. Le polemiche natruralmente non si sono fermate alla lotta su dove dovessero essere proiettati alcuni film considerati più piccanti, ma si è estesa al fatto che la presenza di film lesbici è atata minoritaria e che la stampa nazionale non ha dato la giusta considerazione all’importanza del premio, che ha avuto invece il giusto risalto sulla stampa estera, perfino sul New York Times e il Washington Post. Se a Venezia si preparano le valigie e a Murano si fa l’ultimo shopping, a Mestre già si preparano le "Giornate di Cinema Omosessuale" con ben 10 anteprime. Questi gay non stanno fermi un attimo.

 
 

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