da gay.tv
I casalinghi disperati gay di New York E' lo show definitivo: "The Gay Housewives of New York". Party, addominali, protein shakes e bicipiti grandi come attici in Central Park. 
Il sogno di ogni gay americano (e non) sta per diventare realtà. Questo autunno arriva lo show definitivo, l'apice del reality trash americano, il sublime del "beef" a stelle e strisce, il meglio del meglio: "The A List", altrimenti conosciuto come "The Gay Housewives of New York". Per gli intenditori di pattume, "The real housewives of" è un reality-gross-show per teenager che si consumano le dita su tastiere querty (teenager gay, ovviamente). In soldoni, lo show racconta la vita "vera" di un gruppo di "vere" casalinghe straricche che vivono la loro vita al top e si rifanno i nasi e le tette. E' molto simile a "The real housewives of Scampia" dove le signore si strappano le extension a morsi.  I produttori del canale via cavo Bravo (che nella storia della tv americana ha sfornato prodotti meravigliosi, come: "America's Next Top Model", "Project Runaway" e "Queer eye for the staight guy") hanno pensato che, dopo le casalinghe di New York, del New Jersey, di Orange County e le famosissime di Atlanta, era ora di nuove casalinghe disperate. Isteriche, pazze, nevrotiche, esaurite e in cerca di fama: quelle gay. Gawker sintetizza il concept del nuovo show in maniera eccellente: "La cosa migliore che poteva succedere ai gay dalla scoperta del popper". Oppure dopo "Desperate Housewives", mi viene da aggiungere. Fatto sta che il gay network Logo, manderà in onda la serie quest'anno, dopo un casting durato nove mesi.  Nove mesi di dure ricerche, di statistiche di mercato, di moduli da compilare, per arrivare ad una rosa di partecipanti davvero "A List", prima classe, come dice il titolo. Nove su dieci sono modelli (falliti, mai decollati, che vogliono decollare, che disegnano gioielli, che scrivono libri), uno è un fotografo, un altro è un parrucchiere. Un muratore? Un vigile del fuoco? Un insegnante? Troppo avanguardista. I vertici di Bravo e Logo hanno capito che l'equivalente di tette rifatte e torte fatte in casa erano party gay nella Grande Mela, addominali, e bicipiti grossi come attici in Central Park. Le originali "real housewives" sono diventate nell'ultimo anno un fenomeno di costume. I casalinghi gay diventeranno il prossimo accessorio americano. Reichen Lehmkuhl, Rodiney Santiago, Mike Ruiz, Austin A., Derek Lloyd Saathoff, Ryan Nickulas per adesso i nomi confermati. Non vi dicono niente? In realtà, non dicono niente a nessuno, però sono belli e hanno tanta fame di notorietà.  Vogliono arrivare, venire (riconosciuti) per la strada, nei club, nei parties, mentre sono in fila al salone di bellezza. Non a caso si chiama "reality", e la triste "reality" gay è che questi addominali che camminano (uno viene soprannominato, affettuosamente "professional arm candy") si prostituirebbero (mediaticamente parlando, è ovvio) per molto meno. A loro mangiaburgerg, i casalinghi disperati gay. A noi italioti, un reality di nuova generazione tutto Made in Italy dal titolo "Chi è il prossimo?". Il concept? Indovinare tramite televoto chi sarà la prossima vittima della violenza omofoba. In studio Maria De Filippi (perchè c'è in tutti i reality con televoto), Marco Boriello (esperto in purismo gay), padre Jorge, il cardinal Bagnasco, Gianni Alemanno, Renzo Bossi. Giudice d'onore: Marco Carta. Colonna sonora di Ricky Martin. Regia di Ferzan Ozpetek (tanto non è un reality gay, giusto?). google_protectAndRun("ads_core.google_render_ad", google_handleError, google_render_ad);
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